APPUNTI PARTIGIANI 25 APRILE 2004
EX Ospedale Psichiatrico Paolo Pini - Via Ippocrate 45 Milano

Se ne parla a Radio Popolare tutti i giorni in Passatel (13,10-14), in PopLine (18,30-19) mercoledì 21 aprile in Zagorà (12,10-13), giovedì 22 aprile (10,40-12) in Panoramix (16,30-17). Il 25 aprile verrà trasmessa la diretta dal Pini.

     




Malati di mente ai ceppi: Grégoire e l'associazione Jobel insieme per salvarli

Cosa può fare un malato psichico in Costa d'Avorio, legato al ceppo di un albero o incatenato al pavimento di qualche buio capannone?

Solo tentare di sopravvivere e… sperare. Sperare che si diffonda l'esempio di Grégoire Ahong bonon, un uomo originario di un villaggio del Benin che dal 1994 ha intrapreso la "carriera" di liberatore dei malati – prigionieri.

La situazione dei malati di mente è infatti particolarmente drammatica in tutta l'Africa subsahariana poiché la malattia psichica viene vissuta dalla popolazione come una forma di "disgrazia" per la famiglia e la comunità d'origine del malato e viene dunque affrontata soprattutto in chiave magico – religiosa.
La conseguenza è che le persone affette da disturbi psichici vengono allontanate dal villaggio e legate o incatenate ai ceppi degli alberi o al suolo, abbandonate a se stesse, prive di cure mediche, in condizioni igieniche drammatiche e con porzioni di cibo al limite della sopravvivenza.

La straordinaria esperienza di Grégoire riguarda ciò che è stato fatto e che si continua a fare al fine di ridare dignità umana a queste persone, a partire dalla riappropriazione della libertà fisica, ovvero dalla loro liberazione dai ceppi.

Nel 1994 questo ex tassista del Benin ha iniziato a radunare i vari malati da lui liberati in un centro di prima accoglienza a Bouaké, nel centro della Costa d'Avorio, fornendo loro le prime cure mediche, lavandoli e tagliando loro i capelli e la barba. I primi passi verso il mondo della… "normalità".
{...continua}

 

 

 

 

 

 

 


 



Sono 7 mesi che devo scrivere questa lettera.

Sono almeno 7 ore che ci provo e non mi viene niente di credibile.
Il fatto è che non mi piace scrivere in modo impersonale. È come quando mi davano da fare un volantino (a 18 anni, quando facevo politica), si faceva un'assemblea che poi a maggioranza votava che il volantino dovevo scriverlo io. Quando lo rileggevo mi sembrava orrendo, vuoto, scarico oppure esagerato, ridicolo, pomposo. Come la maggior parte dei volantini a ciclostile che ho letto in vita mia.
A me della politica son sempre piaciuti gli ideali e le liturgie, non i volantini.
Il 25 aprile c'entra con le liturgie, come il I° maggio: ho sempre pensato che fosse un giorno per festeggiare d'esser vivi, di aver scampato la guerra, e anche di aver liberato casa, di essersi liberati da un'oppressione, di aver la possibilità di determinare il futuro, di non esser schiavi né servi.

APPUNTI PARTIGIANI è diventato nel tempo una piccola liturgia.
Il 25 aprile al Paolo Pini di Milano per qualcuno è un appuntamento, per altri un tormentone, per altri una cosa da evitare l'anno prossimo.
Così ho smesso di cercar di spiegare cosa fosse questa cosa a chi non c'è mai stato, smesso di telefonare per invitare qualcuno, per arricchire il cast, di preoccuparmi se manca un gruppo, oppure se un altro non previsto si presenta per suonare.
Avrei anche voluto ringraziare tutti quelli che ci sono stati, hanno lavorato, organizzato, partecipato, ma mi sembra sbagliato perché non c'è uno che chiama e altri che rispondono, o almeno non dovrebbe essere così. Questa data è di tutti quelli che la fanno, quindi non ci si ringrazia.

Ogni 25 aprile è un COMIZIO D'AMORE e sta per conto suo, una festa e non un concerto, senza pubblicità, senza casse di risonanza televisive, con gli artisti gratis.
Per ora hanno confermato la loro presenza Paolo Rossi, Lella Costa, Ascanio Celestini, Gabriele Vacis, Giuseppe Cederna, Ottavia Piccolo, Salvino Raco, Davide Ferrario, Gianfranco Bettin, Gianantonio Stella, Gualtiero Bertelli e la Compagnia delle acque, Paolo Hendel, Enrico Bertolino, Natalino Balasso, Mario Brunello, Francesco Sansalone, i Tetes de Bois, i Mercanti di liquore, i Good Fellas, i Folkabbestia, Vinicio Capossela, Sergio Staino, Stefano Gargani…

Questo è quello che so, per adesso.
Il 25 aprile casca di domenica di un anno bisesto, con un dopoguerra Iraq - Palestina che non finisce mai e con l'Europa che si sente un vaso di coccio tra continenti incazzati. Intanto ci sorridono i poster elettorali del giugno che verrà, con quella faccia un po' da lift che si è rifatto quello lì sui manifesti da governo in carica e queste facce un po' così che abbiamo noi che non scordiamo Genova.
Ma adesso non posso continuare, perché devo scrivere il volantino, più o meno così:
                   
 
                                       Questa sera
                                        di primavera
                                        del dì di festa
                                        nella foresta
                                        in quel di Affori.
                                        In alto i cuori
                                        per la liberazione
                                        con l'intenzione
                                        di tirar tardi
                                        senza traguardi
                                        senza rumore
                                        solo Comizio d'Amore.
                                        Venite pure con i bambini
                                        nella foresta del Paolo Pini.
                                        25 aprile 2004
                                        Appunti Partigiani

PS: (io l'avevo detto che non so scrivere i volantini in rima baciata)

Nota Bene: c'è un amico, si chiama Grégoire, di lavoro ripara pneumatici e ‘libera' i matti, li slega dagli alberi cui vengo incatenati, li cura e gli restituisce una dignità, ci è sembrato un bell'esempio di liberazione per questo 25 aprile.
Sarà con noi a raccontarci quello che fa ed è a lui che abbiamo pensato di devolvere l'incasso.

                                                                                   Marco Paolini
15 aprile 2004