Sono 7 mesi che devo scrivere questa lettera.
Sono almeno 7 ore che ci provo e non mi viene niente di credibile.
Il fatto è che non mi piace scrivere in modo impersonale. È come
quando mi davano da fare un volantino (a 18 anni, quando facevo politica),
si faceva un'assemblea che poi a maggioranza votava che il volantino
dovevo scriverlo io. Quando lo rileggevo mi sembrava orrendo, vuoto,
scarico oppure esagerato, ridicolo, pomposo. Come la maggior parte dei
volantini a ciclostile che ho letto in vita mia.
A me della politica son sempre piaciuti gli ideali e le liturgie, non
i volantini.
Il 25 aprile c'entra con le liturgie, come il I° maggio: ho
sempre pensato che fosse un giorno per festeggiare d'esser vivi,
di aver scampato la guerra, e anche di aver liberato casa, di essersi
liberati da un'oppressione, di aver la possibilità di determinare
il futuro, di non esser schiavi né servi.
APPUNTI PARTIGIANI è diventato nel tempo
una piccola liturgia.
Il 25 aprile al Paolo Pini di Milano per qualcuno è un appuntamento,
per altri un tormentone, per altri una cosa da evitare l'anno prossimo.
Così ho smesso di cercar di spiegare cosa fosse questa cosa a
chi non c'è mai stato, smesso di telefonare per invitare
qualcuno, per arricchire il cast, di preoccuparmi se manca un gruppo,
oppure se un altro non previsto si presenta per suonare.
Avrei anche voluto ringraziare tutti quelli che ci sono stati, hanno
lavorato, organizzato, partecipato, ma mi sembra sbagliato perché non
c'è uno che chiama e altri che rispondono, o almeno non
dovrebbe essere così. Questa data è di tutti quelli che
la fanno, quindi non ci si ringrazia.
Ogni 25 aprile è un COMIZIO D'AMORE e
sta per conto suo, una festa e non un concerto, senza
pubblicità, senza casse di risonanza televisive,
con gli artisti gratis.
Per ora hanno confermato la loro presenza Paolo Rossi, Lella Costa, Ascanio
Celestini, Gabriele Vacis, Giuseppe Cederna, Ottavia Piccolo, Salvino
Raco, Davide Ferrario, Gianfranco Bettin, Gianantonio Stella, Gualtiero
Bertelli e la Compagnia delle acque, Paolo Hendel, Enrico Bertolino,
Natalino Balasso, Mario Brunello, Francesco Sansalone, i Tetes de Bois,
i Mercanti di liquore, i Good Fellas, i Folkabbestia, Vinicio Capossela,
Sergio Staino, Stefano Gargani…
Questo è quello che so, per adesso.
Il 25 aprile casca di domenica di un anno
bisesto, con un dopoguerra Iraq - Palestina che non finisce mai
e con l'Europa che si sente un vaso di coccio tra continenti
incazzati. Intanto ci sorridono i poster elettorali del giugno
che verrà, con quella faccia un po' da lift che
si è rifatto quello lì sui manifesti da governo
in carica e queste facce un po' così che abbiamo
noi che non scordiamo Genova.
Ma adesso non posso continuare, perché devo scrivere il volantino,
più o meno così:
Questa
sera
di
primavera
del
dì di festa
nella
foresta
in
quel di Affori.
In
alto i cuori
per
la liberazione
con
l'intenzione
di
tirar tardi
senza
traguardi
senza
rumore
solo
Comizio d'Amore.
Venite
pure con i bambini
nella
foresta del Paolo Pini.
25
aprile 2004
Appunti
Partigiani
PS: (io l'avevo detto che non so scrivere i volantini
in rima baciata)
Nota Bene: c'è un amico, si chiama Grégoire,
di lavoro ripara pneumatici e ‘libera' i matti,
li slega dagli alberi cui vengo incatenati, li cura e gli restituisce
una dignità, ci è sembrato un bell'esempio
di liberazione per questo 25 aprile.
Sarà con noi a raccontarci quello che fa ed è a lui che
abbiamo pensato di devolvere l'incasso.
Marco
Paolini
15 aprile 2004
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